G.A.L. Mongioie
Il territorio
Disteso dove le Alpi Liguri incontrano l’Appennino e dove la pianura cuneese abbraccia le ultime propaggini di Langa, il G.A.L. Mongioie comprende oggi quarantasette comuni per oltre 1.150km² di estensione e più di 50.000 abitanti. L’angolo più meridionale della provincia di Cuneo rappresenta da sempre un amalgama eterogeneo di storia, natura e cultura, contraddistinto da sette vallate orografiche principali, alcune dorsali secondarie e da un caleidoscopico intreccio di boschi, colline e declivi. Da Briga Alta a Dogliani, da Torresina a Frabosa Sottana, passando per Garessio, Battifollo, Roccaforte Mondovì e Sale San Giovanni, sono centinaia i chilometri da percorrere e da vivere una pedalata dopo l’altra, per immergersi in un mondo variegato che dai 2.631 metri di quota del Monte Mongioie si getta fino ai 300 metri di altitudine della piana del Tanaro. Un mondo fatto di rocce, pascoli e piccoli paesi, che dal 2024 include anche il suggestivo borgo medievale di Mondovì Piazza.

Natura
Cultura
Enogastronomia
Natura
Il vicino respiro del Mar Ligure influenza da sempre la biodiversità botanica e faunistica della zona. Numerosi, ad esempio, sono i Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) che rientrano nella Rete Natura 2000 come il Bosco di Bagnasco, le Faggete di Pamparato e il Monte Anoroto. Tuttavia, le peculiarità naturalistiche più evidenti del G.A.L. Mongioie si trovano senza dubbio nel versante valtanarino del Parco naturale del Marguareis e nella suggestiva Riserva naturale delle Sorgenti del Belbo, entrambi amministrati dall’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime, con sede a Valdieri.

Due luoghi dagli alti tassi di biodiversità botanica, con diverse specie vegetali e floreali endemiche, e dal patrimonio geologico e paesaggistico unico, tale da rendere le Alpi Liguri il principale bacino carsico dell’intero arco alpino nord-occidentale. Un vero e proprio santuario per la speleologia internazionale con centinaia di chilometri di cavità ipogee, alcune delle quali sono divenute negli anni eccellenze visitabili anche dal grande pubblico: la Grotta di Bossea, prima grotta turistica aperta in Italia nel 1874; la Grotta dei Dossi, considerata tra le più colorate d’Italia per le particolari concrezioni che la compongono; le Grotte del Caudano, scoperte nel 1898 e sviluppate per tre chilometri e quattro piani sovrapposti.
Natura e paesaggio diventano quindi ingredienti fondamentali per la fruizione escursionistica del territorio. Sono molti, non a caso, gli itinerari di breve o lunga percorrenza che lambiscono o attraversano il territorio del G.A.L. Mongioie: la Grande Traversata delle Alpi (GTA) che ha origine proprio a Viozene di Ormea; il Giro del Marguareis che si immerge negli ambienti carsici del Mongioie e della valle Tanaro; l’Alta Via dei Monti Liguri che accarezza le vette che sovrastano Garessio, Ormea, Alto e Caprauna; la Balconata di Ormea che unisce simbolicamente tutte le vecchie borgate alpine di Ormea poste sulla sinistra idrografica del Tanaro, da Eca a Viozene; il Sentiero Landandé, che tocca tutti i paesi della Langa Monregalese e delle basse vallate alpine (Briaglia, Vicoforte, Niella Tanaro, San Michele Mondovì, Mondovì, Monasterolo Casotto, Viola, Lesegno, Mombasiglio, Scagnello, Battifollo, Lisio e Pamparato) in un itinerario adatto a tutti e percorribile per gran parte dell’anno. Senza considerare, ovviamente, gli itinerari più circoscritti e quelli in via di definizione e valorizzazione come la Roa Marenca, i sentieri di Deserta Langarum, i Sentieri di Giorgio a Frabosa Soprana e l’anello Di Giro in Giro a Roccaforte Mondovì.
Da non perdere, per gli amanti dell’ebbrezza su due ruote, i bike park territoriali (da Viola al Monte Alpet) e soprattutto la straordinaria Via del Sale che dall’alta valle Tanaro conduce a Limone Piemonte.
Cultura
Difficile condensare in poche righe l’immenso patrimonio storico-culturale del territorio del G.A.L. Mongioie. Accanto a peculiarità architettoniche apparentemente secondarie (come i resti fortificati della valle Tanaro, l’area archeologica di Montaldo di Mondovì, le decine di cappelle rurali dagli affreschi plurisecolari presenti qua e là tra boschi e pascoli), meritano di essere citate le attrazioni artistiche più note di un’area che proprio in questi ultimi anni sta conoscendo un’importante rivalorizzazione culturale.

Il Santuario di Vicoforte con la sua straordinaria cupola ellittica più grande del mondo, che, grazie al progetto Magnificat, è visitabile in tutto il suo splendore raggiungendo anche la lanterna a 60 metri d’altezza; il quartiere di Mondovì Piazza, con l’incredibile chiesa della Missione di Andrea Pozzo, la Torre del Belvedere, l’ex Teatro Sociale, il Museo della Ceramica e il Museo civico della Stampa; il Castello Reale di Casotto, fondato come certosa nell’XI secolo e divenuto poi residenza di caccia di Casa Savoia; il centro storico di Garessio, inserito tra i Borghi più Belli d’Italia, e il vicino borgo di Ormea, contraddistinto da un impianto urbanistico a forma di cuore che rimanda all’entroterra ligure; la frazione di Prea di Roccaforte Mondovì, che ogni anno si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per l’omonimo Presepe Vivente, rappresentato anche a Bagnasco e Dogliani Castello; il Forte di Ceva, prezioso e raro esempio di architettura militare piemontese, e il poco distante Castello di Mombasiglio, di origine medievale, posto in posizione panoramica e sede del G.A.L. Mongioie.
Imperdibili, per gli amanti degli edifici religiosi, la chiesa di San Fiorenzo di Bastia Mondovì (con ben 326 metri quadrati di affreschi realizzati a più mani dalle migliori scuole popolari del XV secolo), la cappella di San Maurizio a Castelnuovo di Ceva risalente a prima dell’anno 1000 con affreschi ben conservati del 1459, la cappella di Sant’Anastasia e la pieve di San Giovanni a Sale San Giovanni, entrambe originarie dell’XI secolo, e la pieve di San Maurizio a Roccaforte Mondovì, custode di uno dei pochissimi cicli di affreschi romanico-bizantini di tutto il Piemonte. Gli appassionati di strutture fortificate possono infine sbizzarrirsi con la salita alle torri di Rocca Ciglié, Castelnuovo di Ceva, Castellino Tanaro e Priero.
Enogastronomia
Un territorio morfologicamente e climaticamente così diversificato come quello del G.A.L. Mongioie non può che custodire un patrimonio enogastronomico unico, ricco di produzioni tipiche d’eccellenza.

Impossibile non citare, a questo proposito, la produzione vitivinicola delle colline che circondano Dogliani, rinomata per i suoi rossi corposi e apprezzati, a cui si aggiunge la Langa Monregalese con il suo Alta Langa DOCG, il recente spumante metodo classico del Piemonte. Tra i piatti più conosciuti, la tradizionale carne cruda battuta al coltello o all’albese, i ravioli al plin e la pasta fresca all’uovo (tajarin), il vitello tonnato e l’insalata russa, senza dimenticare le acciughe al verde e la bagna caoda immancabili su una tipica tavola piemontese.
La salubrità dell’aria e la storica tradizione dell’alpeggio e della monticazione consentono poi ai mastri caseari di produrre la Toma Piemontese DOP, il Bra DOP e soprattutto la Raschera DOP, vera e propria eccellenza locale che prende il nome dall’omonima alpe posta alle falde del Monte Mongioie, affiancata da altre produzioni locali come il seirass e l’Ormea.
Non solo formaggio, però, nella terra del G.A.L. Mongioie: le caratteristiche del suolo favoriscono infatti la coltivazione della Rapa Bianca di Caprauna presidio Slow Food, del tartufo nero (celebre, ad esempio, l’omonima fiera di Scagnello) e del grano saraceno ed enkir. La ripresa di queste ultime coltivazioni, in particolare sulle colline di Sale San Giovanni, zona nota come la “Provenza del Cuneese” per i caratteristici giochi cromatici di giugno e luglio, e la riscoperta degli storici ricettari della valle Tanaro hanno ridato vita, ad esempio, alla Polenta Saracena, eccellenza valtanarina a base di patate, porri e funghi.
Tra i dolci, ricordiamo le Paste di Meliga del Monregalese, anch’esse Presidio Slow Food, i Biscotti di Pamparato, le Cupete (celebrate a Torre Mondovì dall’omonima sagra autunnale) e, per chi passeggia per il centro storico di Mondovì, le cosiddette risole, da accompagnare con un sorso di Rakikò, il liquore tipico monregalese.
Un territorio così ricco di boschi, infine, non poteva non rappresentare un piccolo paradiso per gli amanti della micologia – a Ceva si svolge, dal 1962, la Mostra nazionale del Fungo, organizzata dal Comune e dal Gruppo Micologico Cebano, il secondo a nascere in tutta Italia – e delle castagne. Al netto della cosiddetta “Garessina”, infatti, proprio sulle propaggini della valle Mongia è nata da alcuni anni la Comunità Slow Food dei Custodi dei Castagneti delle Alpi Liguri, vero e proprio punto di riferimento per la ripresa dei castagneti da frutto e la rivalorizzazione della castanicoltura in generale.

